Dall’arte sul consumo al consumo dell’arte

pop artSe conoscete qualcuno che ama la Pop Art ma non vi potete permettere di regalargli un quadro, non vi preoccupate, c’è una soluzione. Infatti, nel suo periodo evolutivo la Pop Art, movimento artistico che nasce in Inghilterra nella seconda metà del XX secolo,ma che si sviluppa in America, ha fatto un passo oltre il limite dell’arte: è diventata merce e pubblicità. Gli esempi del legame della Pop Art nelle diverse forme d’arte sono innumerevoli: la moda, ad esempio, dove il primo ad utilizzare gli strumenti pop fu Franco Meschino, che tolse gli abiti dai luoghi cui erano deputati, riempiendoli di oggetti reali anche fuori luogo; oppure Marc Jacobs per le borse di Luis Vuitton, che mise ciliegie fumetti manga sulla stampa logo della maison. Nel design non va dimenticata l’avventura di Alessi che attinto alla Pop Art per tantissimi articoli per la casa. La Pop Art continua a caratterizzare l’estetica del design, così non sarà raro vedere la seduta “Her” in polietilene, modellata e plasmata sulla figura di donna, di Fabio Novembre per Casamania (www.casamania.it); la poltrona “Mushroom” di Pierre Paulin per Artifort (www.artifort.com); la poltrona “Carrera” in gomma schiumata di Giorgio Decursu per BBB Emmebonacina; la sedia-scultura “Copyand paste”, decostruita e riassemblata con colori e laccature differenti, di Sigurdur Gustafsson per Kallemo (www.kallemo.se).

E poi ci sono i complementi d’arredo: il vaso in ceramica “Tank you” di Karlsson e Blum per Creativando (www.creativando.nu); i mugs con serigrafie di Elvis Presley per Rosenthal Studio Line (www.rosenthal.it); il “tappeto per Max” annodato a mano su disegno di Ettore Sottsass per Elio Palmisano (www.eliopalmisano.it); il portaombrelli “Zontik” in polietilene bicolore per Casamania. Insomma, questo nostro vivere contemporaneo ha segnato il definitivo trionfo della Pop Art: un sentire universale che consiste nel prendere oggetti di uso comune e farne un segno di stile.

Daniela C.

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